Juana Francés (Alicante, 1924 – Madrid, 1990) è uno dei nomi più importanti dell’arte spagnola della seconda metà del XX secolo, fondatrice del gruppo El Paso e autrice di una pittura di grande impatto che la rende inconfondibile. La sua formazione avvenne presso la Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando (Madrid) e si protrasse con diversi soggiorni a Parigi e in altre città europee, dove entrò in contatto con i grandi maestri dell'arte e le ultime tendenze. Nel 1950 inizia la sua carriera sulla scena artistica, praticando una figurazione ieratica che lo porterà ad essere presente in grandi rassegne nazionali e internazionali, come la Biennale Ispanoamericana o la Biennale di Venezia (1954). Dal 1956 in poi si immerse nell'astrazione informale, gestuale e materica, con la quale ottenne successo di critica e con la quale partecipò, insieme ad altri come Pablo Serrano e Manuel Millares, alla mostra fondativa di El Paso, tenutasi alla galleria Buchholz nel febbraio 1957. Juana Francés si evolse nell'astrazione fino al 1963, quando reinterpretò la sua iniziale figurazione ieratica con la serie El hombre y la ciudad (L'uomo e la città), alla quale dedicò gran parte della sua carriera. Nel 1980 decide di tornare all'astrazione con Underwater Backgrounds, che nel 1985 lascerà il posto a Comets, la sua ultima serie.
Attraverso la coerenza e la personalità del suo lavoro, Juana Francés si posiziona nel panorama artistico nazionale e internazionale, esponendo in centri come il Guggenheim di New York (1960) o la Tate Gallery di Londra (1962) e partecipando a eventi emblematici come la Biennale di San Paolo (1971), tra gli altri.
Nel corso della sua carriera, Juana Francés ha creato basandosi sulla sua necessità di esprimersi, piuttosto che stabilire una progressione o un'evoluzione. Juana Francés sottolinea la natura concettuale del suo lavoro; la sua opera riflette le sue preoccupazioni e riflessioni che vanno oltre il momento cronologico della sua creazione. Le sue opere rispondono ai grandi temi che preoccupano l'artista e influenzano la condizione umana. Argomenti ancora attuali. Più attuale che mai, Juana Francés è un'artista con una voce tutta sua.
Il blocco dedicato a Juana Francés è una composizione composta da una fotografia del suo studio, una fotografia di lei stessa e di lei nel suo studio e a presiedere il blocco è la sua opera: Los mandados è una tecnica mista su tela dell'anno 1976 e dimensioni di altezza 117 cm; larghezza 150 cm e profondità 15 cm.
L'opera appartiene alla serie "L'uomo e la città", iniziata nel 1963, in cui riflette sulla vita solitaria della metropoli e per la quale elabora una storia che ha come protagonista un personaggio e un'ambientazione che presiederanno tutte le opere di questa serie. Gli "antropi", come lui chiama questi personaggi, sono esseri composti da orologi, cavi e scarti della vita urbana e tecnologica, che si ricollegano ai principi del Nouveau Realisme francese e alla sua difesa del "riciclaggio poetico della realtà urbana, industriale e pubblicitaria". Gli esseri umani sono ridotti alla condizione di macchine (perfino le loro gambe sono diventate ruote per muoversi più velocemente) e vivono in spazi compartimentati, isolati e bui, riflesso della solitudine e della mancanza di comunicazione, mali che Juana Francés denuncia in una società urbana governata dalla tecnologia e dalla vita accelerata.
Se è vero che nella sua serie "L'uomo e la città" Francés ha voluto simboleggiare la società di quel tempo, in cui tutto era archiviato, numerato e classificato, l'artista è rimasta anche profondamente colpita dalla solitudine, la terribile solitudine che l'uomo può provare in una grande città. Nelle sue opere riflette le due costanti che caratterizzano la condizione umana: dentro, la solitudine, il vuoto, il nulla; mentre all’esterno è l’aggressività multiforme nel suo rapporto “individuo – società”.